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C’è un momento in cui ti accorgi che stai combattendo contro un avversario fortissimo, temibile, infallibile. Non è la persona che hai davanti in un kumite, fatta di carne, ossa e intenzione. Non sono gli avversari immaginari che sconfiggi e abbatti durante i kata. È più subdolo, non ha corpo, non si stanca, non sbaglia…
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Con la cintura nera legata in vita mi sentivo veramente figo. Il mio ego era a mille e anzi, con il senno e la saggezza di poi, potrei dire che ero sgradevolmente egoriferito.Durante gli allenamenti mi guardavo spesso allo specchio per correggere quei piccoli dettagli che fanno la differenza tra una buona prova e una…
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Il karate può diventare una parte importante di ciò che siamo, ma cosa resta quando togliamo il karategi? Tra disciplina, appartenenza e identità, una riflessione su quanto il dojo ci definisca e su chi siamo anche fuori dal tatami. Perché il karate può accompagnarci nella vita, senza diventare l’unica risposta alla domanda: «Chi sono?»
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La paura di gareggiare, il timore di sbagliare davanti agli altri, le ginocchia che tremano prima di salire sul tatami. Attraverso i ricordi e le esperienze di un karateka qualunque, scopriamo perché il coraggio non significa non avere paura, ma imparare ad affrontarla. Perché a volte la vittoria più importante è semplicemente esserci.
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In gara si vedono pochi minuti, ma dietro ogni prestazione ci sono ore di allenamento, ripetizioni e fatica. Tra tecnica, pressione e concentrazione, cosa cambia quando dal dojo si passa al tatami di gara.
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Diventare cintura nera è un traguardo, ma non significa essere arrivati. Il racconto di una gara, di una vittoria e di una sconfitta che hanno insegnato che il vero percorso nel karate comincia proprio da lì.
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Non scegliamo davvero come iniziamo il nostro percorso nel karate. Spesso ci arriviamo per caso, attraverso incontri e circostanze impreviste. Poi, però, scegliamo se continuare.







